MENU

Concordato preventivo biennale: cosa rischia chi sceglie di restare fuori

13 Ottobre 2026 - Fisco

Il termine per aderire al concordato preventivo biennale 2026-2027 è il 2 novembre 2026. L’adesione si può formalizzare con invio autonomo oppure direttamente nella dichiarazione dei redditi. La scelta resta volontaria, ma chi la rimanda deve sapere cosa comporta il rifiuto.

Sul fronte dei vantaggi, chi aderisce ottiene benefici in materia di compensazioni e rimborsi. Chi rinnova il patto può inoltre accedere al ravvedimento speciale sugli anni passati. Rinunciare all’accordo, invece, non produce conseguenze immediate, ma modifica il profilo di rischio dell’azienda su due piani: sanzioni accessorie e controlli.

Il primo piano riguarda l’articolo 2-ter del DL 113/2024. La norma si applica alle violazioni su periodi e tributi coperti da una proposta di concordato non accettata, e anche ai casi di decadenza dal regime. In queste situazioni le soglie per le sanzioni accessorie in materia di imposte dirette e IVA vengono dimezzate. Il riferimento è l’articolo 12 del D.Lgs. 471/1997: in via ordinaria le sanzioni accessorie scattano quando la sanzione amministrativa supera 50.000 euro e durano da tre a sei mesi, con possibile estensione a dodici mesi sopra i 100.000 euro. Per i non aderenti le due soglie scendono rispettivamente a 25.000 e 50.000 euro.

Le sanzioni accessorie, elencate all’articolo 21 del D.Lgs. 472/1997, hanno effetti pesanti sull’operatività: interdizione dalle cariche di amministratore, sindaco o revisore in società di capitali ed enti con personalità giuridica; esclusione dalle gare per appalti e forniture pubbliche; interdizione dal conseguimento di licenze, concessioni e autorizzazioni, o loro sospensione; sospensione dall’attività di impresa o di lavoro autonomo.

Il secondo piano riguarda i controlli. L’articolo 34 del D.Lgs. 13/2024 consente ad Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza di intensificare le verifiche sulle partite IVA che declinano la proposta. L’Agenzia lo ha ricordato sia nel “tachimetro fiscale” messo a disposizione nel Cassetto Fiscale sia nella circolare omnibus che accompagna le adesioni 2026-2027. I non aderenti finiscono in liste selettive.

Il viceministro Leo ha precisato che per chi ha dichiarato correttamente IVA e redditi non sono previste conseguenze negative. Se invece emergono incongruenze, il rischio di accertamento diventa alto.

Per un’impresa la valutazione pratica ha quindi tre passaggi: verificare la proposta ricevuta e il proprio punteggio ISA, controllare che le dichiarazioni siano allineate ai dati in possesso del Fisco, ponderare il peso delle soglie sanzionatorie ridotte rispetto ai benefici offerti dal patto. La data da segnare è il 2 novembre 2026, perché il 31 ottobre cade di sabato.

Fonte: informazionefiscale.it