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Fiscal drag: 8 miliardi nel 2026 e l’ipotesi di indicizzare gli scaglioni IRPEF

30 Settembre 2026 - Fisco

Con l’avvio del confronto sulla Manovra 2027 torna al centro dell’attenzione il drenaggio fiscale, la “tassa invisibile” che erode gli aumenti di stipendi e pensioni. Le stime di Marco Leonardi e Leonzio Rizzo, elaborate su dati Bankitalia e riprese da Repubblica, quantificano il fenomeno in 8 miliardi di euro nel 2026, che salgono a 13 miliardi includendo il 2027.

Il meccanismo nasce dalla progressività dell’IRPEF. Quando il reddito cresce, anche per recuperare il potere d’acquisto perso con l’inflazione, si sale di scaglione e aumenta l’aliquota effettiva. Nel 2026 le aliquote sono 23% fino a 28.000 euro, 33% tra 28.001 e 50.000 euro e 43% oltre. Non c’è un rialzo formale delle aliquote, ma la pressione fiscale sale ugualmente. Il tema era già stato segnalato l’anno scorso dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio.

A questo si aggiunge la perdita di benefici in busta paga. Il trattamento integrativo e il bonus per il taglio del cuneo fiscale, che insieme possono valere fino a 2.160 euro l’anno, diminuiscono al crescere della retribuzione. Per chi si trova vicino alla soglia dello scaglione superiore, l’aumento salariale può risultare in buona parte azzerato. Il conto si vede a fine anno, con la dichiarazione dei redditi.

Una risposta parziale è già in vigore. La Legge di Bilancio 2026 ha previsto una tassazione al 5% sugli incrementi retributivi corrisposti nel 2026 ai dipendenti privati, in attuazione dei contratti collettivi del triennio 2024-2026. Ne beneficiano i lavoratori con reddito annuo fino a 33.000 euro, considerando tutti i redditi da lavoro percepiti nell’anno.

La soluzione strutturale in discussione è l’indicizzazione degli scaglioni all’inflazione. Esiste una proposta di legge del senatore Mario Turco (M5S) che prevede la revisione biennale delle soglie quando l’inflazione cumulata supera il 5%. Lo stesso Turco ha annunciato una “scala mobile fiscale” da portare nella legge di Bilancio 2027. Il nodo è la copertura: sterilizzare il drenaggio significa rinunciare a fino a 13 miliardi di gettito.

Per le imprese, il tema riguarda in particolare le politiche retributive e il costo del lavoro: senza interventi, gli aumenti concessi ai dipendenti restano in parte assorbiti dal fisco. Al momento si tratta di proposte, non di norme approvate.

Fonte: informazionefiscale.it